Descrizione
COLLEZIONE SWEET FAKE
SWEET FAKE è un’esplosione di colore, ironia e responsabilità: la prima collezione di accessori moda Primavera 2026 dove l’opulenza visiva incontra la sostenibilità tattile.
Ogni pezzo è un omaggio alla bellezza che rinasce da ciò che si credeva scarto.
Borse, ultrapiatte, che sembrano torte, con rose che imitano la glassa e i ripieni e cuciture invisibili per preservare la magia dell’inganno dolce.
Collane, imprevedibili e multitasking con chilometri di frange.
Maxi orecchini, scultorei ma leggeri.
Frange lunghe e corte, che si muovono come petali al vento, cucite a mano su basi in pelle riciclata.
I protagonisti assoluti sono due materie prime rigenerate:
-Maxi rose in plastica riciclata, ottenute esclusivamente da bottiglie d’acqua post-consumo. Ogni rosa è termoformata a mano, conservando la forma ed il colore.
-Ritagli di pelle riciclata, provenienti da scarti di lavorazione industriale (concerie e pelletterie). Tagliati, a mano, in forme libere e assemblati a mosaico, senza mai sprecare un centimetro.
Cuciture nascoste dappertutto: dietro ogni fiore, sotto ogni frangia, lungo i bordi delle “torte”. L’occhio vede solo colore e volumi, ma la mano scopre una precisione da alta oreficeria tessile.Colori vividi.rosso, fucsia, limone, verde, arancio.
SWEET FAKE non chiede di passare inosservata. Chiede di indossare una seconda possibilità.
“Non semplicemente riciclo. Rinascita decorata.”
BORSA DON’T EAT ME
Benvenuta nel paradosso perfetto: una borsa che ha l’audacia di sembrare una torta, ma la coscienza di essere interamente riciclata.
Si chiama DON’T EAT ME, perché ogni sua fetta racconta una rinascita. Guardala bene: sembra uscita da una pasticceria surreale, con le sue porzioni ideali, ognuna sormontata da una rosa rosso intenso. Quella rosa, però, non è nata in un giardino, ma tra i rifiuti di tutti i giorni: plastica comune riutilizzata, trasformata in un simbolo di bellezza che non chiede sangue, ma solo attenzione.
Sotto i petali, la superficie è un ventaglio di ritagli di pelle recuperati da scarti industriali, cuciti con pazienza certosina e giunture nascoste, come una ricetta segreta che non vuole mostrare le sue cicatrici, ma solo il risultato finale: colori vari, tattilità imprevedibile, eleganza imperfetta.
E’ una torta che non si mangia, ma si indossa. Un oggetto ironico, quasi provocatorio, che chiede: perché la sostenibilità deve essere noiosa? Noi abbiamo scelto di renderla golosa, un po’ kitsch, e del tutto consapevole.
Non contiene calorie. Contiene solo idee.







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